Tra demagogia e illegalità – Una soluzione per i campi nomadi.

Campo nomadi

Sinora ai cittadini torinesi è stato chiesto, anzi è stato imposto, di pagare per avere una condizione di vita meno sicura; i cittadini torinesi sono quotidianamente minacciati e a garantire questa minaccia sono le istituzioni che invece dovrebbero proteggere i beni e le vite di chi questa città la ama, la vive e la rispetta ogni santo giorno.

Per questo, sempre più spesso ci troviamo ad utilizzare termini e frasi come "rivoluzione", "togliere privilegi", "mandarli a casa"; termini che non ci dovrebbero appartenere e in cui invece ci riconosciamo sempre più. Perché?

Ci sono ragioni profonde, ragioni che partono da situazioni inaccettabili e la vicenda della gestione dei Rom e dei campi nomadi ne è un esempio lampante.

La situazione è in fondo molto semplice e si divide in due considerazioni divergenti:

  • In primo luogo, chiunque commette un reato deve essere punito e messo, soprattutto, in condizioni di non ripeterlo. E se è vero che una parte delle persone che occupa i campi vive onestamente, è altresì noto che molte tra quelle che lì vivono delinque. E per questo non sono difendibili in nessun modo.
  • In secondo luogo, una comunità ha l'obbligo e persino interesse ad occuparsi di chi ha minori possibilità. Dovrebbe essere chiaro a tutti che lasciare che esistano veri e propri ghetti non è solo un modo per spingere alla delinquenza, ma anche un modo per rendere meno sicure le nostre vite, meno belle le nostre città, meno vivibili le nostre strade.

Altrettanto chiaro è che una società agiata può permettersi di affrontare i problemi dei meno abbienti con maggior leggerezza (e così è stato fatto negli anni passati). Molto meno semplice è affrontare gli stessi problemi quando una gran parte della comunità soffre per una situazione di crisi che perdura da troppo tempo.

Se chi guida la comunità non si rende conto di questo dimostra con chiarezza di aver perso il contatto con la propria cittadinanza, di essersi fatto in altre parole casta, di non condividere i sacrifici e gli sforzi dei propri concittadini; lasciando tra l'altro spazio a forze opposte che cercheranno di sfruttare la distanza per imporre ragionamenti beceri e spesso razzisti non certo allo scopo di risolvere i problemi ma per banali fini elettorali, ben sapendo che nulla di ciò che dicono verrà poi realmente realizzato.

Per risolvere un problema così delicato occorre porsi alcune domande, anche queste in fondo semplici, moderate e dirette:

  • la nostra comunità è ancora in grado di sopportare l'enorme costo del mantenimento dei campi Rom sia in termini economici, sia in termini di sicurezza, sia per quanto riguarda il degrado?
  • per la maggior parte, i campi Rom sono abitati da cittadini italiani (se pur di diversa etnia). Non è quindi possibile espellerli, a meno di non pensare di togliere egoisticamente il problema da Torino e di spostarlo, ad esempio, a Vercelli o Alessandria. Siamo quindi in grado di effettuare un intervento di tipo violento come l'evacuazione dei campi affrontando sia il biasimo di una parte della società, sia i costi di una tale soluzione, sia, di nuovo, i problemi di sicurezza che ne deriverebbero?

E' chiaro che la risposta in tutti e due i casi è NO.

Occorre quindi ripensare l'approccio con regole chiare, precise e da rispettare nella loro totalità:

  • I campi così come sono non sono accettabili. Dovranno essere chiusi con un intervento graduale che rispetti la dignità di tutti e che dia il tempo di trovare soluzioni diverse.
  • Le soluzioni di tipo abitativo dovranno essere trovate con proposte non limitate ai nomadi, ma che dovranno coinvolgere i (purtroppo) molti concittadini in situazione disagiata. Vista la mancanza di fondi pubblici, dovranno essere attivate soluzioni di tipo nuovo ed efficaci nel breve termine. Pensiamo in particolare a soluzioni di co-housing, di affidamento con ristrutturazione, a sottoscrizioni di accordi con istituti finanziari per mutui di lungo respiro ed ad altre soluzioni che permettano di rimettere in gioco, ad esempio, l'enorme quantità di locali inutilizzati del comune.  
  • Nell'immediato, dovrà essere riportata la legalità nei campi. E per questo vogliamo dialogare con chi nei campi ci vive, stringere accordi di convivenza con, ad esempio, l'accoglimento di visite e controlli regolari da parte di forze di polizia; perché la sicurezza non è solo quella reale, ma anche quella percepita ed è compito di chi governa fare in modo che ci si senta protetti all'interno della propria comunità.
  • Le spese fino ad oggi sostenute (acqua, gas, ecc.) per il mantenimento dei campi verranno mano a mano dismesse e passate ai legittimi utilizzatori che dovranno farsene carico. Non saranno più accettate le montagne di immondizie e i roghi fumiganti, oggi normali nei dintorni dei campi.
  • Ogni intervento verrà chiarito e spiegato agli attuali abitanti dei campi. Tutto dove possibile verrà concordato insieme. Ma non verrà né potrà essere accettata alcuna deroga a quanto stabilito, evitando il lassismo che spesso ha condizionato la politica degli ultimi decenni.

Riteniamo che questi primi accenni rendano l'idea del nostro modo di affrontare e risolvere un problema così come nessun partito ha realmente voluto fare fino ad oggi.

Certezza delle regole, poche e chiare, nessun privilegio e nessun razzismo, interventi effettuati sempre nel rispetto delle persone ma con una visione chiara degli obiettivi: una città sicura, una città pulita, una città vivibile.