Via Pinelli: famiglie bisognose abbandonate nell’amianto?

(c) TorinoTodayLa notizia dell’occupazione dell’ex scuola in via Pinelli apparsa sui giornali nei giorni scorsi e le modalità con le quali è avvenuta, è solamente l’ultimo degli esempi del fallimento politico degli amministratori della nostra città.

Una struttura abbandonata da oltre sette anni, letteralmente rimpallata tra amministrazione comunale e circoscrizione – oggetto di probabile screzio interno fra politici nostrani certamente affaccendati ma non preoccupati delle esigenze dei cittadini – senza un progetto serio di riqualificazione (sarebbe interessante avere un conteggio di quante strutture versino in queste condizione nella nostra città), viene occupata da un gruppo di famiglie bisognose che non possono rimanere inascoltate, né abbandonate a sé stesse.

Inquieta che rappresentanti delle istituzioni (paladini di ordine e legalità) si siano presentati con rapace prontezza all’attenzione dei giornali offrendo improbabili opere di mediazione con il Comune, pronti a difendere un’occupazione abusiva, quasi ci fossero occupazioni di serie A oppure di serie B, al solo scopo di ottenere visibilità e, dunque, qualche voto alle prossime elezioni.

La diretta e ovvia conseguenza di questo modo di agire spregiudicato è quella di giustificare qualsiasi occupazione abusiva, perché ci saranno sempre ragioni “valide” per motivare tale comportamento.

Per noi di SiAmo Torino le regole devono valere per tutti i cittadini e non ci sono eccezioni.

Dobbiamo avere la forza di dire che questa occupazione, come tutte le altre, è sbagliata e non va in nessun modo incoraggiata, tanto più quando vi è pericolo per la salute derivante dalla presenza di amianto.

Dopodiché una buona amministrazione si muove con immediatezza per regolamentare quell’“autorecupero” – di cui ci si limita a parlare – di strutture come questa per restituirle prontamente alla comunità (e su questo punto è necessaria una convergenza di tutte le forze politiche).

È ora necessario un immediato censimento di tutte le strutture presenti sul territorio comunale nella medesima condizione e intervenire, superando l’inezia e le ripicche personali dei rappresentanti politici, per dare risposte serie e non strumentali alle famiglie bisognose oltre che restituire al decoro urbano edifici ormai pericolanti.

È impensabile che non si riescano a definire progetti seri di recupero di questi edifici, aprendo alla possibilità di contribuire a chiunque abbia buone e concrete idee; solo questo consentirebbe di uscire da quel pantano che protegge il solito cerchio magico di amici e clientele varie.

Infine, la vicenda offre lo spunto per una seria riflessione in merito alla reale utilità delle Circoscrizioni che originariamente dovevano essere una sorta di link funzionale tra il territorio e l’amministrazione centrale ma che si sono via via trasformate in centri di potere sempre più lontani dalle esigenze del cittadino.

Noi ci siamo, SiAmoTorino


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