malaMAO: ennesimo esempio di paracul/tura torinese

Una serie di schifezze inenarrabili: commissioni ammaestrate, nomine fai da te, familismi accademici, assessori bugiardi, graduatorie stravolte, regole usate come carta da cesso” (Gabriele Ferraris, dalla denuncia sul suo blog)

Nel 2014, la Fondazione Torino Musei – l’ente che gestisce i musei comunali – chiama Francesco Paolo Campione, direttore del museo delle culture di Lugano, come consulente per “il riassetto” del MAO (Museo d’Arte Orientale) alla modica cifra di 66mila euro all’anno per tre anni. Dopo le polemiche piuttosto accese, il tutto è stato sospeso in attesa della nomina del nuovo direttore.

La Fondazione decide di fare un bando internazionale, nominando una commissione di alto livello scientifico. Alla fine della selezione, la presidente della Fondazione, Patrizia Asproni, invece che scegliere il primo della graduatoria stilata dalla commissione, sceglie invece il terzo (oltretutto a pari merito con un altro candidato), perché avrebbe una “maggiore esperienza nella direzione museale”.

Alla specifica interpellanza in Consiglio Comunale del consigliere Appendino, l’Assessore alla Cultura del Comune di Torino, Maurizio Braccialarghe, verosimilmente per coprire la forzatura attuata dalla Asproni, nega che la commissione abbia fornito una graduatoria, ma solo una rosa di quattro nomi; invece dai verbali della commissione risulta che la graduatoria esista, e pertanto parrebbe che l’assessore abbia mentito.

Il prescelto dalla Asproni, Marco Biscione, sembrerebbe oltretutto essere anche legato al suddetto prof. Campione, perché membro del comitato scientifico del museo di Lugano di cui Campione è direttore; inoltre, venne nominato direttore dei Musei Civici di Udine da una commissione di cui faceva parte il solito Campione.

Sarà che l’ambiente dei musei è piccolo e si conoscono tutti, però ci pare inopportuno che venga nominato (tra l’altro con la forzatura di cui abbiamo detto) qualcuno così in stretti contatti professionali con Campione, visto che da direttore del MAO dovrà poi pronunciarsi sulla conferma della consulenza al Campione stesso.

Ci chiediamo dove sono la trasparenza e la meritocrazia? Ma soprattutto chiediamo alla National Geographic che per la seconda volta decide di far ospitare una propria mostra in questo museo: se uno scandalo del genere avesse coinvolto un museo statunitense, la National Geographic avrebbe accettato di associare il proprio nome a tale realtà?

In tutto questo, dov’è il Ministero dei Beni Culturali? Al Ministero chiediamo l’invio degli ispettori!

Dov’è Fassino?

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